CasaOS – Il tuo cloud personale

CasaOS – Il tuo cloud personale

Siete utenti di servizi tipo DropBox, iCloud, Google, Amazon Photo, ecc.?

Alcuni di questi offrono “gratuitamente” (in corsivo e tra virgolette perché niente è gratis purtroppo) il servizio, anche se limitato, altri invece sono totalmente a pagamento.

Il problema è sempre che i dati sono in mano a terze parti che potrebbero, da un momento all’altro, dismettere il servizio e lasciarvi “a piedi”.

Il sistema migliore per avere i vostri dati a sempre disposizione è tenerli su un server di vostra proprietà e CasaOS è uno dei sistemi più semplici da installare.

Cosa serve?

CasaOS può essere installato su diverse tipologie di hardware (RaspberryPI, PC e molti altri) ma, per eseguire un test del sistema prima di metterlo in produzione si può fare una prova anche virtualizzandolo su VirtualBox.

Il dispositivo deve avere un indirizzo IP statico nella rete: mettiamo il caso che sia 192.168.1.39 (lo utilizzerò) negli esempi.

Come si installa?

L’installazione è molto semplice. Non si tratta di un vero e proprio sistema operativo, come il nome potrebbe far credere, ma di una serie di applicazioni che funzionano in Container Docker.

Partiamo quindi da un sistema Ubuntu o Debian base e digitiamo, in una finestra di terminale, il comando:

sudo apt install curl

curl -fsSL https://get.casaos.io | bash

Non resta che attendere qualche minuto la fine del processo di installazione ed utilizzare un qualsiasi browser per entrare nel sistema.

Digitare quindi, nella barra di ricerca, l’indirizzo http://192.168.1.39 ed iniziare la prima configurazione seguendo le semplicissime istruzioni a video. Alla fine visualizzeremo una pagina web come questa in foto.

Applicazioni

Le applicazioni preinstallate sono esclusivamente lo store, contenente i docker preconfigurati, e la sezione file.

Troviamo le più famose tra le quali Syncthing, Nextcloud, HomeAssistant, PiHole, PhotoPrism, Plex e tante altre.

L’applicazione che più mi piace è Jellyfin che trasformerà il vostro browser in un completo media center.

Per il resto è tutto personalizzabile e con un minimo di conoscenza del sistema docker (e vi assicuro che le mie conoscenze in fatto di container è pari a zero) sarà possibile installare qualsiasi applicazione.

Basterà entrare nel sistema di installazione manuale ed indicare il nome dell’immagine Docker che si vuole installare.

Ad esempio, nel mio CasaOS, ho installato i container ufficiali di MySQL e di WordPress che funzionano egregiamente. Basterà configurare le porte dell’Host e del Container ed eventualmente qualche variabile d’ambiente.

Queste informazioni sono solitamente inserite nella descrizione del Container nel sito hub.docker.com.

Conclusioni

Sicuramente questo è uno dei sistemi più semplici per mettere in funzione un server casalingo.

Il sistema si auto-installa in una distribuzione Debian/Ubuntu based ed è attivo in pochissimi minuti.

E voi avete un vostro sistema di gestione di un cloud casalingo? Parliamone nei commenti.

Chrome OS Flex & Linux

Chrome OS Flex & Linux

Sapevate che sul nuovo sistema operativo di Google Chrome OS Flex, di cui abbiamo parlato in questo articolo, si possono installare applicazioni Linux?

Purtroppo non è dato sapere se sarà possibile, in futuro, installare anche le applicazioni Android, come accade per i Chromebook originali, ma già avere a disposizione le applicazioni di Linux è un ottimo punto di partenza.

Attualmente la virtualizzazione Linux è solo in versione BETA e potrebbero venire fuori problemi già in fase di installazione.

Come attivare Linux?

Per attivare la macchina virtuale Linux è necessario prima di tutto attivare, a livello BIOS/UEFI, il supporto per la virtualizzazione. Mancando questa caratteristica non apparirà il relativo menu nelle impostazioni di Chrome OS Flex.

Inoltre il sistema di Google deve essere installato sul computer, quindi non funzionare in modalità live e devono essere disponibili almeno 10Gb di spazio archiviazione.

Una volta soddisfatte queste due minime richieste è possibile aprire le impostazioni di Chrome OS Flex clikkando sull’orologio in basso a destra e poi sull’icona dell’ingranaggio, e clikkare, sulla colonna di sinistra, sulla voce Avanzate e poi sul link Sviluppatori.

A questo punto, premendo il tasto Attiva e seguendo le istruzioni a video, verrà scaricato il container Linux e, se tutto andrà a buon fine, sarà disponibile l’ambiente terminale.

Aprendo l’applicazione terminale, se apparirà la scritta penguin, si potrà accedere al sottosistema Linux.

Nel caso in cui non dovesse apparire il pinguino??

Ogni volta che ho tentato l’installazione del container Linux, questa non è andata a buon fine. Per risolvere il problema ho trovato queste istruzioni nei forum di assistenza:

Aprire la finestra di terminale crosh utilizzando la sequenza di tasti CTRL-ALT-T.

A questo punto digitare, in sequenza, i seguenti comandi:

  • vmc start termina
  • lxc list
  • exit
  • vmc container termina penguin

Ignorare l’errore del secondo comando e, nel caso in cui anche l’ultimo restituisca un errore, ritentare nuovamente con lo stesso. Al termine delle operazioni chiudere la finestra di crosh.

Riaprire l’applicazione terminale e controllare se sia presente la scritta penguin. Nel caso non fosse ancora presente, l’ultimo tentativo da effettuare è clikkare su Gestisci, rimuovere il container Linux e ritentare l’installazione da ambiente grafico.

Solitamente, dopo questo passaggio, apparirà la finestra di terminale Linux dove si potranno impartire i classici comandi che si usano negli ambienti debian/ubuntu:

  • sudo apt update
  • sudo apt install nome_del_pacchetto

Ad esempio, per installare il programma di fotoritocco The Gimp, basterà impartire il comando:

  • sudo apt install gimp

Le icone per lanciare le applicazioni Linux verranno raccolte in un gruppo chiamato App Linux

Sul PC di test dove ho eseguito l’installazione di Chrome OS Flex e del relativo ambiente Linux sto provando ad installare un desktop environment, per la precisione Gnome, per vedere se sia possibile utilizzarlo o no. EDIT-L’ambiente grafico non funziona! Nel frattempo, come si vede dall’immagine qui sopra a destra, ha iniziato a scaricare una serie di applicazioni che fanno solitamente parte dell’ambiente grafico.

Scoprirete il risultato di questo esperimento in un prossimo articolo qui su oculus.it.

Conclusioni

Applicazioni Linux su Chrome OS Flex

Sicuramente, per noi amanti del pinguino, avere un sistema operativo tipo Chrome OS Flex di Google con il supporto per le applicazioni Linux è il minimo che possiamo chiedere.

A seconda della velocità del disco, sempre meglio un SSD, e della potenza del computer, la partenza della macchina virtuale Linux è comunque abbastanza veloce e fluida.

Le applicazioni funzionano bene ed i dati vengono salvati all’interno del disco virtuale creato dal container. Nel caso in cui il disco non fosse stato creato abbastanza capiente per il nostro uso, dal menu di gestione della macchina virtuale sarà possibile dimensionarlo a piacere.

Se per caso Google mettesse a disposizione anche le applicazioni per Android sarebbe un bel colpo e molti utenti sarebbero invogliati a migrare al nuovo sistema Chrome OS Flex.

E voi avete provato Chrome OS Flex? Cosa ve ne pare? Scrivetelo nei commenti e dateci un vostro feedback sul sistema di casa Google.

Chrome OS Flex – Il sistema operativo che resusciterà i vostri vecchi PC o Mac!

Chrome OS Flex – Il sistema operativo che resusciterà i vostri vecchi PC o Mac!

Mamma Google, odiata da tanti e amata da tanti altri, dopo l’acquisizione di Neverware che aveva iniziato a distribuire CloudReady, un Chrome OS basato sul progetto open source Chromium, ha deciso di regalare (lo so… nessuno regala niente, c’è sempre qualcosa che paghiamo in qualche modo) una versione molto performante per far rinascere i vecchi PC o Mac (anche di 10 anni) trasformandoli in una sorta di Chromebook!

Basta con i sistemi operativi basati su Chromium, spesso Made in China, con problemi di stabilità ad ogni angolo. Ora il nostro vecchio computer diventerà un vero e proprio Chromebook!

Niente di più geniale direi. In questo modo Google permette a tutti di provare e di utilizzare il proprio sistema operativo salvaguardando l’ambiente evitando di trasferire in discarica moltissimi pezzi di antiquariato informatico.

In realtà viene consigliato un PC a 64 BIT con almeno 4 Gb di RAM ma, nelle specifiche, si parla anche di computer con un solo Giga (non ho ancora provato) e attualmente l’ho installato su un Intel i5 con 3Gb di RAM e funziona benissimo.

Di cosa hai bisogno per iniziare?

La cosa principale di cui si necessita è una chiavetta USB con capacità di almeno 8Gb. Poi servirà un Chromebook, un sistema Windows o un sistema Mac, con Chrome Browser installato, per creare il supporto di installazione.

Purtroppo attualmente non è supportato Linux, questa cosa mi fa girare parecchio l’anima e mi chiedo il perché visto che Chrome OS Flex è basato sul sistema del pinguino, e spero che presto risolveranno la questione.

In realtà esiste uno script da linea di comando per scaricare l’immagine del disco ma non vi ho trovato la versione di Flex per PC & Mac.

A questo punto si dovrà installare un’estensione del browser Chrome chiamata Chromebook Recovery Utility, ed eseguirla.

Inserire la chiavetta USB nel PC e ATTENZIONE!!! Tutti i dati presenti nella chiavetta saranno cancellati!!! (mi sembra il minimo e non dovrei nemmeno dirlo ma …. non si sa mai!)

Apparirà una finestra come questa in figura dove si dovranno selezionare le voci Google Chrome OS Flex e Chrome OS Flex.

Continuando verrà eseguito il download del sistema operativo e verrà scritto sulla chiavetta USB.

Al termine della creazione, a seconda della connessione e della velocità di scrittura della memoria USB potrebbero volerci dai 5 minuti a molto di più, potrai togliere la chiavetta ed inserirla nel computer dove vuoi provare Chrome OS Flex.

Fare il boot di Chrome OS Flex?

Ogni computer è diverso e, di conseguenza, il modo per far partire il sistema operativo presente su una unità esterna cambia da marca a marca. Google ci viene in aiuto e ci mostra la sequenza di tasti che comunemente vengono utilizzati sui PC di vari produttori.

Basterà premere il tasto corrispondente al proprio dispositivo all’accensione, appena apparirà la schermata con il logo del produttore, e selezionare, dal menu che apparirà, la voce contenente la marca della chiavetta.

Dopo il boot verranno chieste alcune informazioni: l’accettazione delle condizioni di uso del sistema operativo, il collegamento alla rete Wi-Fi (se non si è già connessi via cavo), se si vuole provare o installare (consiglio vivamente di testare con la versione live prima di installare), se il sistema lo userà un bambino o un adulto e tante altre cose, compresa l’attivazione dell’assistente Google che risponderà alle nostre domande se lo chiamaremo con “Hei Google!”.

Dopo essersi loggati con il proprio account Google, la nostra e-mail e password di GMail per intenderci, apparirà, in tutto il suo splendore, il desktop di Chrome Os Flex.

A questo punto non resta che provare ad utilizzarlo e vedere se è compatibile con le nostre periferiche, se fa al caso nostro, se merita o meno di installarlo in modo definitivo sull’hardisk del nostro PC*.

* Perché un asterisco? Perché l’installazione è la nota dolente di questo sistema operativo. Per semplificare le operazioni agli utenti meno esperti durante l’installazione NON VERRÀ CHIESTO in quale unità installarlo e quindi, da una prova che abbiamo effettuato, verrà cancellato il primo disco. È quindi importante farlo solo su computer contenenti un solo disco che ci possiamo permettere di cancellare. Meglio sempre fare una copia dei dati importanti… non si sa mai!!

Che applicazioni puoi installarci?

Il parco applicazioni è molto ampio. È quello che normalmente si trova nel Web Store di Google. Purtroppo, rispetto ad un Chromebook originale, non è disponibile il sottosistema Android per l’installazione delle App dal Google Play Store.

Però c’è una sorpresa per quelli come me: se nel BIOS/UEFI è presente ed attivo il settaggio relativo alla Virtualizzazione, dalle impostazioni di Chrome OS Flex sarà possibile installare una versione di Ubuntu Linux ed utilizzare tutte le applicazioni presenti sui loro repository o comunque pacchettizzate per funzionare con Ubuntu e derivate: Gimp, Inkscape, Thunderbird e migliaia di altre.

Linux avrà un suo spazio disco dedicato che potrà essere esteso o ridotto con un semplice click nelle impostazioni della macchina virtuale.

Chissà se in un prossimo futuro Google ci regalerà anche il Play Store con le applicazioni Android.

Conclusioni e considerazioni personali

Da quando è nato Chromebook ho provato tutti i cloni possibili ed immaginabili presenti nel web. Ogni volta ho dovuto desitere perché una non vedeva la scheda Wi-Fi, un’altra distribuzione non era compatibile con la scheda grafica, altre ancora funzionavano correttamente fino al momento di piantarsi sul più bello.

Ormai ci avevo rinunciato. Quando avevo letto di questo progetto di Google avevo intuito che fosse l’ennesimo sistema malfunzionante e magari anche a pagamento. Lo stesso CloudReady non mi aveva entusiasmato per niente!

Attualmente sto scrivendo questo articolo dal mio vecchio Intel i3 con 8Gb di RAM e con Google Chrome OS Flex su chiavetta USB3.

Tutto funziona in modo fluido, posso scrivere anche in 日本語 e l’installazione della tastiera per la lingua giapponese è stata facile e velocissima (alla faccia delle controparti Linux e Windows).

L’utility preinstallata per l’acquisizione degli screenshot è spettacolare e permette di catturare schermate intere, regioni rettangolari, registrare video dello schermo anche con la sovrapposizione del video proveniente dalla webcam.

Direi che è un ottimo prodotto e spero che Google non lo dismetterà come ha fatto in passato con tantissimi altri progetti.

Non lo metterò sul mio vecchio i3 perché è ancora ben funzionante con Linux ma lo proverò sicuramente su altri “pezzi da museo” (per non dire “pezzi da discarica”) che possiedo.

Un voto da 1 a 10? Direi un bellissimo 8 che potrebbe diventare un 10 se Google ci regalerà anche le applicazioni Android.

E voi che ne pensate? Siete curiosi di provare Chrome OS Flex? Rispondete nei commenti con le vostre considerazioni.

OpenNode – Accettare pagamenti BITCOIN online anche con WooCommerce

OpenNode – Accettare pagamenti BITCOIN online anche con WooCommerce

È inutile negarlo: BITCOIN fa parlare di se ogni giorno ed è diventato quasi una consuetudine accettare pagamenti in questa valuta in molte parti del mondo sia per beni digitali che per beni fisici acquistati presso negozi al dettaglio.

Ci sono molti modi, alcuni dei quali anche “fai da te”, per poter accettare pagamenti e donazioni in BITCOIN.

Per quanto riguarda le donazioni, il metodo più semplice per ricevere importi in valuta digitale, è quello di condividere l’indirizzo del proprio portafoglio crypto sperando che qualcuno lo utilizzi per inviare denaro virtuale.

Il problema delle commissioni è sempre alla porta: chi paga in BITCOIN si accolla le commissioni che, a seconda dell’exchange o del portafoglio utilizzato, possono essere più o meno alte.

Una soluzione a questo problema può essere il portafoglio su rete Lightning di Bitcoin. Questa rete è nettamente più veloce rispetto alle operazioni tradizionali on-chain e spesso è totalmente priva di commissioni o quasi.

Cosa può fare per noi OpenNode

Tengo a precisare che non ho alcun collegamento con lo staff di OpenNode e che sto soltanto mostrando ciò che ho scoperto durante i miei viaggi virtuali sulla rete internet sempre alla ricerca di novità interessanti e poco conosciute.

Chi è OpenNode: è una società californiana che ha creato uno dei tanti sistemi di interfacciamento per i pagamenti online tramite Bitcoin on-chain e Bitcoin su rete Lightning.

Mentre di intermediari che effettuano operazioni sulla rete standard di Bitcoin se ne trovano molti, chi svolge attività anche sulla rete veloce ed economica denominata Lightning risulta ancora molto raro.

È vero che la rete Lightning non è molto conosciuta e sviluppata, ma sta crescendo sempre di più e sempre più wallet la stanno iniziando a supportare.

OpenNode ha anche creato le interfacce per collegare i maggiori software di e-commerce al proprio sistema di pagamento. Tra questi troviamo WooCommerce, famoso software gratuito di gestione del negozio online.

Plug-in disponibili per i maggiori software di e-commerce

Con OpenNode il negoziante può decidere di riscuotere in Bitcoin oppure direttamente nella propria valuta locale.

Come funziona?

Il funzionamento è molto semplice:

  • creare prima di tutto un account su OpenNode;
  • eseguire subito il KYC (il riconoscimento tramite documenti) che può essere fatto sia da un soggetto privato che da una società. Attenzione: questa procedura è molto minuziosa e si consiglia di seguire attentamente le cose che vengono richieste per evitare lungaggini burocratiche. Senza questa operazione non sarà possibile riscuotere dalla piattaforma;
  • installare il plugin di OpenNode sul proprio sito WordPress con WooCommerce;
  • creare dalla dashboard di OpenNode una API KEY e-commerce che servirà per interfacciare il software di riscossione al carrello di WooCommerce e copiare/incollare tale chiave all’interno della configurazione del plug-in;

A questo punto, dopo aver attivato il sistema di pagamento crypto su WooCommerce, tutto è pronto per la riscossione in Bitcoin.

Il venditore riceverà il pagamento, in Bitcoin o in valuta standard, con una commissione dell’ 1% sul totale transato. Ovvero, in caso di pagamento di € 100, verranno inviati al venditore il corrispondente in Bitcoin o in Euro di € 99.

Una commissione bassissima che ogni venditore è già abituato a pagare per i classici pagamenti con carta di credito.

Essendo una società Californiana, naturalmente, ci sono dei minimi richiesti per il bonifico, attualmente intorno a € 107,50, ed una cifra minima da pagare per il bonifico che attualmente è di € 7,50.

Nel caso di noi dell’area EURO conviene, probabilmente, richiedere il trasferimento dei BTC su rete Lightning oppure on-chain e poi fare la conversione in euro nel momento favorevole con un exchange italiano.

Altre modalità di pagamento: le donazioni!

Utilizzare un sito di questo tipo per i pagamenti offre sicuramente un aspetto più professionale e sicuro per chi acquista o per chi dona.

OpenNode offre anche la possibilità di creare dei link o bottoni di pagamento con valori preimpostati o con campi liberi.

Ad esempio, il pulsante qui sotto, permetterà di inviare una donazione di 1000 satoshi ad Oculus.it in modo istantaneo.

Conclusioni

Grazie a questo sistema è possibile inviare pagamenti di pochi centesimi di euro (pochi satoshi) grazie alla rete Lightning o più cospicui in modo semplice e veloce.

Attualmente ho solo effettuato una prova di pagamento di pochi satoshi (solo 9, ovvero 0,00000009 BTC) dal mio portafoglio bitcoin su rete Lightning e, dopo aver concluso il KYC, li ho ritrasferiti.

Non posso garantire che questo sito funzioni bene anche con pagamenti più alti, come dicevo all’inizio non ho alcun collegamento diretto con loro, però, a giudicare dalla minuziosità del procedimento KYC e dal grande lavoro che c’è dietro a tutto questo, sembra una società seria.

Ti è piaciuto questo articolo?

Se questo articolo sui pagamenti Bitcoin ti è piaciuto puoi optare per effettuare una donazione! In questo modo potrai vedere il funzionamento reale di OpenNode e renderti conto se può fare comodo o meno al tuo modello di business.

Per donare in Bitcoin puoi usare il tasto qui sotto che ti permetterà di scegliere anche la cifra da donare.

BTC Core o MyNode? – Prendi il controllo della tua rete BITCOIN

BTC Core o MyNode? – Prendi il controllo della tua rete BITCOIN

La rete BITCOIN è costituita da un immenso numero di NODI e di MINATORI.

Da un po’ di tempo a questa parte ho deciso di dedicarmi al settore delle cryptovalute, non tanto per fare speculazione e guadagnarci sopra, ma per capirne il funzionamento.

La rete BITCOIN da 13 anni a questa parte non è mai stata “bucata” da nessun hacker o cracker.

Tutte le transazioni vengono memorizzate dai NODI in blocchi in quella che è chiamata BLOCKCHAIN grazie a complicatissimi calcoli che solo le potenti GPU dei MINERS riescono ad effettuare in modo più o meno veloce.

In questo articolo non voglio soffermarmi sui MINATORI, che avrebbero bisogno di un lunghissimo trattato sul loro operato e sul funzionamento, ma sui NODI. Mentre i MINERS ricevono un compenso per il lavoro svolto, i gestori dei NODI non racimolano nemmeno un piccolo SATOSHI.

Perché allora creare un NODO e mettere a disposizione hardware e banda internet per una cosa che non ti offre nulla in cambio?

Perché diventare un gestore di un NODO?

La risposta è molto semplice: come spesso accade nel mondo del software OPEN SOURCE molte persone mettono a disposizione le proprie attrezzature e la propria conoscenza per il semplice motivo che vogliono contribuire in modo attivo al funzionamento di un progetto in cui credono.

Lo stesso sistema operativo LINUX, ad esempio, e tutto il software che è stato creato per lui, è un esempio di questo genere di visione.

Ecco che aprendo un NODO BITCOIN l’utente per prima cosa si prende cura della rete rendendola ancora più sicura e decentralizzata. Tra le altre importanti ragioni che spingono una persona ad aprire un nodo c’è la fame di sapere ovvero voglia di sapere come funzionano realmente le cose. Solo così ci si fanno le ossa sul’argomento.

L’utente che deciderà di aprire un NODO BITCOIN memorizzerà, per default, tutte le transazioni avvenute sulla rete dalla sua nascita. Questo significa molto in condivisione di banda internet e di spazio disco, per questo è consigliato avere una linea internet veloce a forfait ed un disco fisso SSD da almeno 1 Terabyte.

Come aprire un NODO BITCOIN?

Aprire un nodo BITCOIN non richiede tantissime conoscenze. Si può fare sfruttando un PC (Linux, Mac OS o addirittura Windows) in disuso o addirittura un piccolo Raspberry PI 4. La parte più dispendiosa è proprio il disco fisso SSD da 1 Terabyte.

Quando il nostro hardware è pronto per essere configurato si possono seguire due strade diverse:

BITCOIN CORE SOFTWARE

Direttamente dal sito bitcoin.org è possibile scaricare il core software da questo link. Basterà scegliere la propria piattaforma e procedere seguendo le istruzioni (in inglese).

Bitcoin core wallet

Al primo avvio del software verrà richiesto dove memorizzare la blockchain, il famoso disco da 1 terabyte, e, a seconda della velocità della rete internet e del PC in uso, si impiegheranno dalle 24 ore in su per scaricare tutto quanto. Dopo la prima sincronizzazione, giornalmente, verranno aggiornati i dati per mantenere attiva la rete.

13 anni di sincronizzazione sono circa 500giga di dati da scaricare, ecco perché la linea internet non deve essere a consumo!

Nel caso di problemi con la linea o se semplicemente i primi giorni non volete tenere acceso 24h/24h il computer, il download interrotto ripartirà dal momento in cui si è fermato senza dover riscaricare tutto quanto.

Il software in questione non è bellissimo da vedere, è molto scarno direi, però permette di creare uno o più portafogli bitcoin, generare link per i pagamenti ed avere i propri bitcoin nel proprio nodo. Sicuramente una comodità ed una sicurezza per i propri fondi.

MyNODE Software

myNode è una vera e propria distribuzione disponibile in due versioni: community e premium. Nella versione Premium (che costa attualmente $99) sono presenti più software utilizzabili, tra i quali trovo interessantissimo BTC PAY SERVER utile per implementare un sistema di pagamento per la propria attività ed avere un supporto prioritario. Oltre a queste due modalità è presente anche la terza chiamata myNode One che per $499 ti offre una soluzione chiavi-in-mano con un Raspberry PI 4, un disco da 1 terabyte e la versione Premium.

Interfaccia di configurazione tramite browser

Se non si hanno grandi pretese si può utilizzare comunque la versione community che offre già tutto il necessario per operare in modo sicuro sulla rete Bitcoin.

Purtroppo, però, in questo caso se volessimo utilizzare un PC che abbiamo già a nostra disposizione non esiste una distribuzione ad-hoc, come invece possiamo scaricare per Raspberry PI, RockPi 4 e RockPro 64.

Esiste però la possibilità di scaricare un file di configurazione per VirtualBox che ci tornerà molto utile.

In rete si trovano varie modalità che la gente si è inventata per ricompilare tutto il software di myNode per la propria distribuzione linux ma nessuno ha menzionato questa soluzione che sto utilizzando in questo momento e che è molto più semplice da mettere in pratica (per un utente esperto che utilizza Linux).

  • dalla pagina DOWNLOAD di myNode scaricare il file relativo alla Virtual Machine OVA (più di 3 giga);
  • installare VirtualBox, se non già presente sulla propria distribuzione, e fare doppio click sul file OVA precedentemente scaricato;
  • non far partire la virtual machine ma cercare il primo file VDI relativo al sistema operativo (mynode_vm_0-2-45-disk001.vdi). Su Linux normalmente si trova in /VirtualBox VMs/myNode;
  • installare, se non presente, il pacchetto qemu;
  • da terminale entrare nella cartella dove sono memorizzati i VDI;
  • digitare il seguente comando per trasformare il VDI in IMG standard: qemu-img convert -f vdi -O raw mynode_vm_0-2-45-disk001.vdi mynode.img
  • memorizzare il file IMG su una chiavetta usando il comando dd if=image.img of=/dev/sdX dove sdX è l’identificativo della chiavetta (se non sai come fare ti consiglio questo articolo). In questo caso sarà possibile effettuare il BOOT da USB.

    ATTENZIONE!!! AL PRIMO AVVIO CERCHERÀ I DISCHI PRESENTI E LI FORMATTERÀ. Unico difetto di questa soluzione è che non viene specificato quale disco verrà formattato! Di conseguenza fate tutte le prove su un PC che non contiene dati importanti che potrebbero essere persi;
  • alternativamente è possibile memorizzare in modo normale il file IMG che poi potremo utilizzare, tramite una Linux Live (per queste operazioni consiglio sempre di avere a portata di mano una chiaveta con Raspberry PI Desktop OS), per trasferirlo sul disco fisso del PC di destinazione sempre tramite il comando dd ed effettuare il boot dal disco interno.

Conclusioni

Se si ha un po’ di conoscenza di internet e di Linux è possibile creare, in modo semplice e veloce, un nodo completo per entrare nella community di Bitcoin in modo attivo. Sul sito bitcoin.org sono disponibili molte risorse, alcune delle quali tradotte anche in italiano, per iniziare ad utilizzare questo tipo di metodo di pagamento.

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Ricevi BNB Smart Chain Gratis

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Hai messo qualche spicciolo di crypto nel Trust Wallet e non sai come toglierlo?

Per farlo devi avere una piccola somma di BNB Smart Chain a disposizione ma, se vuoi acquistarli tramite Trust Wallet, ovvero tramite un servizio di terze parti collegato a questo portafoglio, devi comprarne almeno $50!!

Per errore, e per vedere come funziona Trust Wallet, ci ho trasferito qualcuna delle Crypto che avevo ricevuto gratuitamente da CoinBase: il peggior errore da quando “gioco” con le Crypto. Si parla di un valore di meno di €20. In realtà le avevo trasferite su Binance ma questo exchange non ti permette di trasferire piccole quantità tra una crypto e l’altra come si fa su CoinBase e riportarle indietro era un problema  a causa dei protocolli di trasferimento. Così le ho passate sul tanto blasonato Trust Wallet che, per spostarle o scambiarle con altre monete, vuole che vengano utilizzati i BNB Smart Chain.

Insomma un errore dietro l’altro ha bloccato quasi definitivamente  €20 all’interno del portafoglio.

Mi sono quindi messo alla ricerca di eventuali possibilità di “minare” BNB o di riceverle tramite qualche “Faucet” (rubinetto).

Ecco che ho trovato questo servizio che sembra essere LEGIT (pagante secondo alcune ricerche fatte online): FAUCET PAY. Una volta registrati a questo micro exchange è possibile memorizzarci il proprio indirizzo BNB Smart Chain del Trust Wallet.

QUESTO NON È UN CONSIGLIO FINANZIARIO O DI INVESTIMENTO, NON SONO UN CONSULENTE FINANZIARIO. PER RICAVARE UN SOLO EURO CON QUESTO SISTEMA POTREBBERO VOLERCI MESI. NON HO ANCORA RACIMOLATO ABBASTANZA BNB PER TESTARE IL REALE FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA E PER CAPIRE SE EFFETTIVAMENTE SONO UTILIZZABILI PER PAGARE LE COMMISSIONI DI TRASFERIMENTO.

FAUCET PER RICEVERE SPICCIOLI DI BNB

Quando si è registrati a Faucet Pay non resta che iniziare ad usare questi siti per “guadagnare” qualche “satoshi” di BNB.

CRYPTOCOMPANIONNUOVO – Guadagna punti in modo semplice e ritira Litecoin. Dopo potrai convertirli  in Binance Smart Chain in modo semplice e veloce dalla voce menu Trade di Faucet Pay.

BEP20 FAUCET – Da 100 a 120 satoshi di BNB ogni 5 minuti

KOSTANTINOVA – Circa 100 satoshi di BNB ogni 5 minuti per un massimo di 15 volte al giorno

PROUSDT.COM – Fino a 300 satoshi di BNB senza attese!!

BINANCECOIN.WIN – Tra i 200 e i 280 satoshi di BNB ogni minuto (non sempre compatibile con adblock)

In caso di nuovi  servizi aggiornerò l’articolo. Questi che ho selezionato sono quelli che funzionano con adblock ed in particolare con Brave Browser(vedi l’articolo qui su oculus.it) e non richiedono molti passaggi complicati.

Una volta raggiunta la cifra minima per il withdraw (prelievo) si può procedere e sperare che vada tutto a buon fine, ovvero che la cifra venga ricevuta dal Trust Wallet.

Spero che questo sistema permetta a tutti di svincolarsi da Trust Wallet. Se anche voi vi divertite a giocare con i crypto che regala CoinBase, sconsiglio di utilizzare questo portafoglio crypto e anche Binance che sono più adatti a chi investe somme decisamente maggiori.

  • Bitcoin
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Ha funzionato!!

Oggi, 29 settembre 2021, edito nuovamente questo articolo per confermare che il sistema ha sortito i suoi EFFETTI DESIDERATI!!

Grazie ai BNB BEP20 guadagnati e trasferiti sul conto di TrustWallet ho potuto trasferire tutte le mie crypto nuovamente su Binance e, una volta trasformate in Litecoin, trasferito tutto nuovamente su Coinbase.

Ci ho perso sicuramente almeno €10 tra commissioni e varie però almeno le mie crypto non sono andate perse!!

Coinbase – Giocare con le cryptomonete GRATUITAMENTE!

Coinbase – Giocare con le cryptomonete GRATUITAMENTE!

Le cryptomonete sono uno degli argomenti più trattati in questo periodo, lo sono a tal punto che anche gli istituti bancari si stanno avvicinando a questa realtà iniziando ad offrire servizi orientati soprattutto al BITCOIN, la prima cryptomoneta che non conosce crisi.

Dopo questa cryptovaluta, creata da colui (o da coloro) che si faceva chiamare con lo pseudonimo giapponese SATOSHI NAKAMOTO, ne sono nate molte altre, ognuna con una propria caratteristica; una di queste, il DOGECOIN, ad esempio, è addirittura nata “per scherzo” da un MEME.

Vediamo una delle modalità per poter operare con le cryptomonete in modo semplice. Per continuare a leggere il resto del testo vogliamo però assicurarci che leggiate questa avvertenza qui sotto.

AVVERTENZA IMPORTANTE!!
Oculus.it e l’autore dell’articolo NON SONO consulenti finanziari e quelli che seguono non sono consigli finanziari.

L’autore non è esperto di cryptomonete e descrive, cercando di farlo nel modo più semplice possibile, ciò che ha imparato durante i propri esperimenti.

Se è vero che tenere i soldi in banca non porta grandi interessi, ma bensì spesso solo spese, le cryptovalute sono volatilissime e, nella stragrande maggioranza dei casi, portano a perdite del proprio denaro.
Questo articolo è stato scritto solo per far conoscere i servizi di trading di cryptovalute ma NON INVESTITE I VOSTRI SOLDI basandovi soltanto su ciò che trovate scritto qui.

Usate i vostri soldi per vivere e non per giocare con le cryptovalute.

Proseguendo nella lettura confermi di aver letto le avvertenze e che, qualsiasi cosa farai, sarai l’unico responsabile delle tue azioni.

PROSEGUI LA LETTURA
Un Browser alternativo? Facciamo anche due!!

Un Browser alternativo? Facciamo anche due!!

Ultimamente, l’utilizzo di Google Chrome e il condividere tutto quanto con Google stessa, non mi rende molto felice. Mi sono quindi messo alla ricerca di alternative, più o meno valide, che apportassero anche qualche cosa in più come privacy e sicurezza.

La prima cosa che viene in mente a tutti quanti è sicuramente Mozilla Firefox. Ho provato ad usarlo ma, sinceramente, non mi trovo molto bene, c’è qualcosa che mi porta a non sceglierlo come browser predefinito.

Ecco quindi che mi sono imbattuto in un paio di alternative che, pur essendo basate su chromium, la versione open-source di Google Chrome, offrono quel poco in più che fa sempre comodo.

Brave Browser

Questo è il primo che ho preso in esame e si pone come il Browser tre volte più veloce di Chrome, che ha impostazioni di privacy di default migliori di Firefox, e che consuma il 35% in meno di batteria su mobile!

Quali sono le caratteristiche peculiari di questo browser? Principalmente l’ad-block che elimina le pubblicità invadenti dai siti e il blocco dei tracking codes che permettono di sapere molte informazioni sulle abitudini degli utenti. È altresì possibile specificare impostazioni personalizzate per ogni sito consentendo o limitando l’uso dei cookies, tracking codes e tanto altro.

La lista delle specifiche sono talmente tante che non voglio annoiare nessuno e rimando direttamente al loro sito internet (in inglese).

Ora voglio soffermarmi su una caratteristica che altri browser non hanno: guardando la loro pubblicità mirata e non tracciata si può guadagnare qualche spicciolo di BAT. Ora la maggior parte di voi dirà: “Come? Blocca la pubblicità e poi ti presenta la sua?“.

Dubbio subito svelato: intanto la pubblicità non è invasiva e non si trova all’interno delle pagine web che stiamo consultando ma arriva come una normale notifica di sistema che possiamo benissimo ignorare o seguire. Seguire questi link, che si aprono poi in una nuova scheda per non interrompere il punto di lettura, offrono una ricompensa in BAT.

Ma cosa sono i BAT? Si tratta di una ALT-COIN, ovvero una cryptomoneta alternativa a BITCOIN che si chiama Basic Attention Token, che può essere utilizzata per ricompensare con donazioni i gestori dei siti preferiti o per comprare beni digitali o fisici che verranno presto offerti. Al raggiungimento di 25 BAT sarà possibile aprire un apposito portafoglio elettronico per il loro utilizzo e, forse, anche per convertirlo in altre cryptomonete.

Le donazioni possono essere effettuate ai siti che hanno l’Autore Verificato Brave come, ad esempio, questo sito 🙂 e si possono impostare donazioni una tantum o mensili. All’utilizzatore non costa nulla mentre i gestori dei siti con contenuti gratuiti, possono ottenere un minimo riconoscimento per il proprio lavoro.

Brave Browser è disponibile per Linux, Windows (32 e 64bit), MacOS (Intel e ARM), Android e iOS. I vari ambienti sono sincronizzabili con un sistema proprietario, e non con l’account Google, che ricorda molto la gestione dei crypto wallet (i portafogli delle cryptomonete).

Per maggiori informazioni consiglio di dare un occhio al sito ufficiale del progetto.

CryptoTab Browser

Questo browser, sempre con il back-end di Chromium, si presenta in un modo totalmente diverso dal precedente. Anche in questo caso permette di navigare in internet in modo più sicuro e con una eliminazione della pubblicità invadente, ma in questo caso l’ad-blocking funziona forse un po’ meno rispetto a Brave Browser, e sul mobile permette una maggiore sicurezza quando si utilizzano gli HotSpot WiFi pubblici ed offre un software accessorio gratuito che attiva una VPN per una navigazione ancora più anonima e personale.

La sua peculiarità, che si può intuire proprio dal nome, è il suo collegamento con le cryptomonete e, più precisamente, con BITCOIN (BTC).

Purtroppo con questo browser non ci si stacca totalmente da Google che, anzi, serve come sistema di autenticazione per usufruire dei loro servizi. Inoltre manca totalmente il supporto per Linux ma esiste per gli altri sistemi desktop e per i due sistemi operativi mobile Android e iOS.

Il collegamento con BITCOIN sta nel fatto che NAVIGANDO PUOI ACCUMULARE BITCOIN. In realtà non è proprio così nel senso che, per accumulare la moneta virtuale, va attivato ogni 2 ore il cosiddetto MINING.

Naturalmente non si diventa ricchi e al massimo si riesce a prendere giusto una manciata di SATOSHI (la più piccola unità di BITCOIN) se non si acquistano i moltiplicatori. Sinceramente sconsiglio l’acquisto di questi moltiplicatori che richiedono comunque un notevole esborso di denaro vero ogni mese. Un altro modo per “guadagnare” qualche satoshi in più è far collegare altri amici con un codice invito.

I più “esperti del settore” dicono di non usare questo browser per racimolare BITCOIN sui dispositivi principali perché potrebbero surriscaldare la CPU durante il MINING. Secondo il mio modestissimo parere tutto questo non accade perché, anche togliendo la connessione internet, il processo di mining va avanti. Ognuno è libero di fare le proprie considerazioni in merito.

Fino a qualche giorno fa era possibile scaricare la versione gratuita per Android ma ultimamente ho trovato soltanto la versione PRO a pagamento. Inoltre è disponibile la versione desktop per Windows e MacOS.

Vi lascio il link al sito ufficiale. Per trasparenza dico che questo link contiene il mio codice affiliato.

Siete interessati all’argomento crypto fatemelo sapere nei commenti e vedrò di trovare qualche altro argomento interessante da recensire.

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